SGUARDI SUL CINEMA

CRITICHE,FOTO,CURIOSITA'

una piccola riflessione...

Professione dura quella del critico cinematografico perché  il cinema è un oggetto talmente complesso che spesso sfugge all’ analisi accorta di chi dopo la visione di un film dovrà scriverne la recensione. Personalmente, non sono molto soddisfatto della critica italiana o meglio dei critici che si sono fatti un nome e che scrivono per i grandi giornali. Sfogliando diverse testate e riviste, mi accorgo di un diffuso e nello stesso tempo disdicevole comportamento:  omogeneità nei giudizi sulle prime visioni (sembra quasi che quei 3-4 critici più accreditati si riuniscano settimanalmente in un casa per mettersi d’accordo sulle opinioni da esprimere sull’ultimo film di Brizzi, su quello di Ozpetek o di Muccino). Un’impressione sulla critica "delle palle e delle mezze palle” che vuole essere più una provocazione, in quanto non discuto sulla preparazione culturale di ciascuno di loro , ma solo  sul loro attaccamento quasi da “cordone ombelicale” alle case di distribuzione, agli  uffici stampa “meteore” dei film del momento . “Se dovessi fare una recensione, ad esempio, per il Corriere della sera  o per Ciak, eviterei di andare alle feste-buffet “vipparole” , mi metterei all’ultima fila di una sala durante una “prima” pronto a scappare dopo i titoli di coda,  non andrei in televisione da Marzullo  a parlare di cinema, ma “assorbirei il film in una postura zen”,  cioè concentrazione e riflessione, rispolverando mentale le eventuali  scene famose e non, nel "mio bagaglio" simili a quelle appena viste, in una sorta di giochino dei collegamenti. E infine sincerità, tanta sincerità  nell’esprimere la propria opinione cercando di tenere a mente le 3 fasi fondamentali di una pellicola: pre-produzione, produzione e post-produzione. La critica dovrebbe sempre armarsi, con maggior consapevolezza, dell’occhio dell’obiettività senza rinunciare all’emozioni scaturite da una visione libera di un film.