SGUARDI SUL CINEMA

CRITICHE,FOTO,CURIOSITA'

20 anni senza Leone

Sono passati 20 anni dalla morte di Sergio Leone. Esisteva ancora per poco il Muro di Berlino, tanto per dire che ne sono cambiate di cose da allora, ma di certo il cinema di Leone rimane ancora oggi un punto fermo nella cinematografica mondiale. Basti pensare che tutti, grandi registi e sconosciutissimi videomaker, spesso e volentieri omaggiano il maestro degli "spaghetti-western" con elementi caratteristici del suo cinema: il primissimo primo piano sugli occhi di un personaggio, il gioco di sguardi con montaggio sincopato, o i campi lunghi. Stilemi perfettamente riconoscibili anche nella commedia più improbabile che poco o nulla hanno a che fare con gringos, penos e rivoluzioni messicane. Mi chiedo che film girerebbe oggi Leone se fosse ancora in vita. Uno sul precariato? uno sulla crisi economica? uno sull'appiattimento culturale  e sociale del nostro bel Paese?...Non lo so, probabilmente continuerebbe a dar vita ai suoi magnifici personaggi fregandosi di tutto il resto. I suoi film sono più vivi che mai, ma la sua "imponente" presenza ci manca tantissimo, anche perchè era il passepartout italiano per il favoloso cinema internazionale. Che tempi!!!

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Voce alle comparse...

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Vito Costanzo. Il prete nella fiction di canale 5, che sposa Giorgi e l'Arcuri

A volte, si inizia per gioco e  per assaporare il gusto di un set cinematografico o di una fiction, poi ci si appassiona, e alla fine  ci si iscrive all’ufficio di collocamento dello spettacolo. E’ il caso di Vito Costanzo, di orgine napoletana e di adozione ortonese, “capatapultato” nel mondo delle comparse di cinema dal figlio Francesco, avezzo al mestiere e che l’ha voluto accanto a lui nella “Passione di Cristo” di Mel Gibson. Successivamente, al signor Vito sono arrivate una serie di chiamate per altri film, pubblicità e serie tv. Sarà per il suo "physique du role" nei contesti diversi dettati dalla sceneggiatura e per il suo essere spigliato, sta di fatto che l’attore “dilettante” ha recitato per quasi 15 minuti nella mini-serie (in 2 puntate) “Io non dimentico” andata in onda in onda su Canale 5 e in prima serata, il 7 e l’8 gennaio scorso. Il signor Vito ha vestito perfettamente i panni di un sacerdote di una cittadina camorristica e il copione preveda la celebrazione di una messa e l’unione nel vincolo del matrimonio di Angela (Manuela Arcuri) e del boss Carmine (Brando Giorgi). La fiction drammatica è stata diretta dal regista abruzzese Luciano Odorisio. Nel cast, c’erano anche: Sergio Muniz, Giancarlo Giannini ed Elena Russo. “Il momento più emozionante della giornata di riprese che mi ha riguardato è stato recitare davanti all’Arcuri che prima e dopo il ciak mi incoraggiava molto” ricorda Costanzo, “mentre, il momento più divertente è stato a fine lavoro. Io sono uscito dalla chiesa ancora vestito da prete e calato nella parte, quando ad un certo punto un gruppo di suore mi ha fermato per chiedermi delle informazioni. Mi hanno scambiato per un vero uomo di chiesa e io non mi sono scoperto fino alla fine”. Il suo ultimo lavoro è stato una campagna pubblcitaria per il corpo della forestale con tanto di divisa e canelupo, ma la sua occupazione a tempo pieno è quella di nonno. Prima del pensionamento, Costanzo è stato impiegato per tanti anni nell’importante società Alenia, specializzata nella costruzione di impianti aeroportuali e spaziali.

Peppe Voltarelli ad Ortona, il concerto per la legalità

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In occasione della giornata della legalità del 9 maggio, la città ospiterà il concerto di Peppe Voltarelli, ex leader della  band “Il parto delle nuovole pesanti” che ha saputo fondere sonorità rock, etniche, reggae, tarantellapunk e tanto altro in un progetto musicale griffato “terre della Calabria”. Ma ora Peppe, cantante viaggiatore, torna ad Ortona con un’esibizione solista “ Duisburg, Nantes, Praga – Il Bootleg Live”  che inizierà alle ore 21. 30 nel piazzale antistante il Teatro Tosti. A fargli da gruppo spalla gli amici di sempre, ovvero la band indie-rock ortonese Materiale Resistente formata da: Giulio Marino (chitarra e voce), Cosimo Olivieri (chitarra e voce), Giustino Di Fresco (batteria) e  Daniele Borromeo (basso). Lo spettacolo organizzato da Massimo Cacciacarne  è gratuito  e nel corso della serata è prevista anche una raccolta fondi per le popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto. Curioso di saperne di più sul concerto e sulla sua “movimentata” , ho raggiunto telematicamente Voltarelli che si è reso subito disponibili nei miei confronti, appena ha saputo che sono “l’amico dei suoi amici!”.

Cosa dovrà aspettarsi il pubblico ortonese dalla tua performance collocata in uno scenario meraviglioso come il teatro Tosti  e il belvedere?

Sarà una festa per la legalità, per il sud onesto e  per chi ancora ha la velleità di cambiare e di guardare avanti con speranza e ottimismo. Il centro storico di una città bella come Ortona è il luogo ideale  affinché  speranza e bellezza siano la stessa cosa.

 

Il titolo del tour “Duisburg Nantes Praga” indica le tappe di un viaggio. Mi puoi dire qualcosa di più in merito?

Si tratta di viaggio alla ricerca delle radici e della faccia pulita della mia terra: la Calabria, quella onesta che lavora e si sacrifica in ogni parte del mondo e che guarda avanti con fiducia.

 

Di cosa parlano le tue canzoni?

 

Parlano delle cose semplici, degli incontri-scontri dei paesaggi oscurati di rifiuti e dal cemento selvaggio. Il concerto e’ un racconto che si muove tra tutte queste cose e le canzoni sono il motore per camminare senza retorica alla ricerca della verità.

 

Il tuo live sarà gratuito…

 

Musica gratis grazie a chi,come in questo caso il Comune di Ortona, ha creduto in questa formula, però chiediamo un biglietto simbolico in “attenzione e curiosità”. Quindi, chiediamo l’impegno di tutti!

 

Qual è il tuo legame con la nostra città?

 

Ci vengo a suonare da quasi vent’anni. Qui, ho cari amici e bellissimi ricordi di gente con grande cuore, coraggiosa e semplice che ama la natura ed è aperta alle diversità. Mi sento a casa mia ad Ortona e in Abruzzo.

 

Oltre ad essere musicista, sei anche attore di cinema, di teatro e tant’altro. Due parole sul film attualmente  in sala e nel quale hai una particina…

 

In “Fuga dal Call Center”, interpreto la parte di una guardia giurata che a un certo punto canta una canzone. E’ un film molto divertente e amaro di Federico Rizzo  che dipinge  questa realtà lavorativa in maniera seria e surreale. Un’ opera davvero interessante.

 

I tuoi prossimi progetti e un sogno che ancora non riesci a realizzare…

 

A maggio uscirà un libro di racconti e a novembre farò un tour negli Stati Uniti e Argentina. Il mio sogno? Vorrei vivere in una società nella quale non ambisce solo a “fottere” il prossimo.

Radio Studio 5: in diretta dal Terremoto

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L’emittente abruzzese Radio Studio5, sito: http://www.studio5fm.com , ha riconvertito la propria programmazione per adattarla all’emergenza terremoto. La radio con sede ad Atessa, che copre in modo capillare tutto il territorio abruzzese e ampie zone di Marche, Molise e Puglia, già strutturata come una sorta di magazine quotidiano dedicato all’attualità regionale (attraverso storie, testimonianze e incontri con i protagonisti della vita regionale) non poteva non mettersi al servizio dell’Abruzzo e degli abruzzesi colpiti dal sisma. In pratica, per tutto l’arco della giornata (tra le 9 e le 19), Studio 5 propone un flusso continuo di notizie, informazioni utili e di servizio a beneficio degli abruzzesi sfollati nelle tendopoli e nei centri della costa, ma anche a vantaggio di quanti, in tutte le zone raggiunte vie etere, vogliano avere indicazioni precise su come dare il proprio eventuale sostegno alla popolazione dell’aquilano. Un vero e proprio canale di servizio, agile, flessibile e immediato. Tra i tanti appuntamenti che si susseguono nell’arco della giornata, alcuni sono fissi: due collegamenti giornalieri (alle 11.45 e alle 16.45) con il Comune dell’Aquila, e un collegamento con la Protezione civile Abruzzo alle 10.45 di ogni mattino. L’obiettivo, ambizioso ma doveroso, è quello di utilizzare le peculiarità del mezzo radiofonico (in modo particolare, quello locale) per parlare “direttamente” alla gente e raccordare, attraverso un’informazione rapida ed essenziale, tutte le iniziative e le forze messe in campo per aiutare gli abruzzesi colpiti direttamente o indirettamente dal terremoto. Studio 5 lo sta facendo, in primo luogo, in questa fase di emergenza, ma ha intenzione di proseguire sulla stessa linea anche nella successiva fase di ricostruzione. Sarà possibile, inoltre, scaricare le interviste direttamente sul sito internet www.studio5.fm. Naturalmente chiunque può contribuire con interventi, testimonianze, segnalazioni, richieste e quant’altro: Studio 5 è raggiungibile al numero telefonico 0872-866150, via sms al 338-4944592, o via e-mail a enricodepietra@pasquinigroup.it

ARISTI SENSIBILI O SENSAZIONALISTI?

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Dopo essermi preso una pausa di riflessione a causa del terribile terremoto che ha colpito l'Aquila e la Regione Abruzzo, eccomi di nuovo sul mio blog a parlare di cultura e spettacolo, e soprattutto di quella magnifica ossessione che è il cinema. Lo so che non è il momento, ma non ce la faccio a mantenere lo sdegno per i (pseduo) video d'autore sul terremoto aquilano. Subito dopo il sisma, Michele Placido si è recato sui luoghi colpiti per girare un breve documentario destinato a La Repubblica.it. La notizia rimbalza da media in media,con tanto di foto del Placido pensieroso, in stile “il vecchio e il mare” e sullo sfondo un’abitazione distrutta (vedi foto). Immagine forte, da prima donna, e  che forse ha convinto altri illustri registi a seguire il suo esempio: Mimmo Calopestri con Perfect day, Francesca Comencini con Le donne di San Gregorio, Ferzan Ozpetek con Nonostante tutto è Pasqua e Paolo Sorrentino con L'assegazione delle tende. A questo punto, il dilemma: ci troviamo davanti ad ARTISTI SENSIBILI  o ad ARTISTI SENSAZIONALISTI? Nella prima categoria, secondo me, appartengono tutti coloro che sanno aspettare, sanno vivere e ri(vivere) una certa realtà, sanno raccogliere con delicatezza le testimonianze, sanno “fotografare” in maniera non invasiva il dramma, sanno mettersi da parte, sanno “rimboccarsi” le maniche, sanno assimilare il tutto e il lutto del popolo abruzzese, sanno riflettere sulle immagini e sulle proprie emozioni e, infine, sanno montare il video o magari decidere di non farlo...che importa, sono i cosiddetti artisti sensibili. Alla seconda categoria, purtroppo, appartengono tutti coloro che cercano l’ennesima passerella, che firmano spocchiosamente la catastrofe e forse senza rendersene conto, che rilasciano interviste al giornalista di turno come se fossero loro stessi i protagonisti dell’evento, che girano superficialmente e che la loro visione non è cinematografica. Sono molto deluso da questi  registi nazional-popolari giunti all’Aquila per filmare una città così duramente ferita. TUTTI SENSAZIONALISTI!!!. Da loro mi aspettavo meno impeto, un maggiore rispetto per l’Abruzzo e per gli abruzzesi, l'intenzione di realizzare un  progetto  condiviso con i registi presenti sul territorio…Insomma, la sensibilità artistica della quale,brevemente, vi ho parlato.

Questa notte, su Rai3, Kippur di Amos Gitai

kippur_428Possibile che dobbiamo sempre attendere la notte per VEDERE QUALCOSA DI INTERESSANTE IN TV?. Sembra incredibile che questa notte su Rete 4, alle ore 01.35 va in onda KIPPUR DI AMOS GITAI. Immagino un giovane programmista assoldato da Fede con un contratto da precario e super-incazzato prendersi la sua piccola rivincita inserendo nel palinsesto della rete questo piccolo grande film. Peccato per l'orario di messa in onda, ma meglio questo che niente.

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Amos Gitai al Cinema Massimo di Pescara durante il festival ghezziano "Atlantide" di un anno fa.

Foto di Chaplin77.

 

Nota sul film: Ad Haifa è una tranquilla giornata di sole. È il 6 ottobre del 1973, festa dello Yom Kippur. All'improvviso il suono di una sirena squarcia il silenzio. È la guerra. Amos e Uzi, amici per la pelle, si trovano da un momento all'altro scaraventati in un inferno di sangue e di morte. Le forze armate siriane ed egiziane hanno dichiarato guerra ad Israele il giorno della festa. I due devono raggiungere in tutta fretta il Quartier generale dove, ma loro ancora non lo sanno, verranno assegnati ad un gruppo di soccorso.

Amos Gitai partecipò a quella guerra e ce la mostra in un film lucido e straziante, aperto e chiuso da due scene d'amore con i corpi che si abbracciano su un letto cosparso di vernici. Il tempo colorato dell'amore e il tempo fermo e infinito della guerra. Gitai segue l'affannoso lavoro di una squadra di volontari che in elicottero recuperano i feriti e li portano negli ospedali. Due scene tolgono il fiato e la pace: quando i soccorritori non riescono a tirare fuori dal fango la barella con un ferito e quando l'elicottero colpito da un razzo precipita a terra senza che la macchina da presa smetta di guardare. Gitai ci costringe a stare dentro la guerra, a guardare e continuare a guardare. Nessun commento, nessuna morale, nessun accenno ad una qualsiasi superiorità sul nemico, nessuna rivendicazione di essere nel giusto. Solo uno sguardo mesto e pietoso su degli uomini che cercano di salvarne altri. Sembrano sapere che non sarà l'ultima guerra.